SOVRAINDEBITAMENTO

Cenni generali

La legge del 27 gennaio del 2012 n. 3 (conosciuta anche come“legge salva suicidi”) ha introdotto l’istituto della composizione delle crisi da sovraindebitamento.

La finalità della legge è quella di trovare un rimedio per tutti coloro che si trovino in una condizione di forte difficoltà economica/finanziaria a causa della non sostenibilità dei loro debiti.

La crisi da sovraindebitamento si verifica quando per effetto della forte diminuzione, o perdita, delle risorse economiche come stipendi o guadagni (causate dalla perdita o riduzione del lavoro, cassa integrazione, divorzio, eccessive spese mediche per una malattia o ragioni di qualunque altra natura, non imputabili al debitore) non si riesca più a pagare i propri debiti ed avere un tenore di vita adeguato.

L’emanazione della legge n. 3/2012 ha lo scopo di permettere ai debitori di poter continuare ad onorare i propri debiti evitando di trovarsi in situazioni drammatiche tali da dover ricorrere a soluzioni estreme come usura e/o crimine organizzato.

La procedura permette di “abbattere” i debiti contratti anche di percentuali molto elevate (in alcuni casi perfino dell’80%). Permette inoltre una dilazione delle rate in un periodo di tempo più ampio, in modo da creare un maggiore equilibrio tra i debiti e i redditi del debitore.

L'obiettivo della legge è di ridare speranza al debitore, e alla sua famiglia, garantendo un ritorno ad un tenore di vita dignitoso.

SOVRAINDEBITAMENTO

Gli strumenti offerti dalla legge

Per accedere alla procedura di sovraindebitamento, è necessario avere determinati presupposti. Il primo presupposto è quello di trovarsi in una situazione di sovraindebitamento.

La legge definisce la situazione di sovraindebitamento come “situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni ovvero la definitiva incapacità di adempiere regolarmente” (art. 6, comma 2, l. 3/12).

Le procedure contemplate dalla legge sono:

Piano del consumatore

È la procedura rivolta ai consumatori, ossia a tutte le persone fisiche, che si sono indebitate per motivi personali.
Le ragioni che giustificano il ricorso al Piano del Consumatore possono essere diverse (come perdita del lavoro, non sostenibilità del mutuo o dei di finanziamenti, spese mediche, mantenimento ecc). È importante che le ragioni siano estranee all’attività d’impresa eventualmente svolta.
Il piano del consumatore è una procedura concordataria, i cui soggetti necessari sono: il debitore, il giudice e l’OCC. Non è necessaria una votazione da parte dei creditori ma gli è riconosciuta la possibilità di sollevare contestazioni.

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Accordo con i creditori

È la procedura aperta a tutti ai consumatori, ai professionisti e agli imprenditori non fallibili. A differenza del piano del consumatore, richiede la partecipazione dei creditori attraverso una votazione che raggiunga il 60% dei crediti ammessi al voto.

La liquidazione del patrimonio

È una procedura che si basa su una “’analisi del patrimonio” ed è attivabile nel momento in cui un reddito del debitore non sia sufficiente, da solo, a soddisfare i creditori. Il debitore metterà a disposizione il suo patrimonio sia immobiliare che mobiliare (case,terreni, auto e/o oggetti di valore) in modo da ricavare le somme necessarie da ripartire tra i creditori preservando comunque una quota da destinare alla propria famiglia.

Il piano del consumatore e l’accordo di ristrutturazione dei debiti sono basate su una “analisi del reddito”, e danno la possibilità al debitore di presentare un piano che offra ai creditori quella parte di reddito disponibile per far fronte ai propri debiti.

Assicurano però contemporaneamente un reddito necessario sopravvivenza della propria famiglia. Il debito residuo potrà essere abbattuto in una percentuale variabile in base alle caratteristiche del piano. L’elemento che differenzia le due procedure è, invece, da individuare nella modalità di omologazione. Nel caso del piano del consumatore la valutazione è rimessa totalmente nelle mani del giudice. Nell’accordo elemento decisivo è riconosciuto al voto dei creditori del quale, il giudice deve prenderne atto.

L’aspetto fondamentale della legge è che al termine di ogni singola procedura di gestione della crisi il debitore, qualora abbia eseguito con diligenza e correttezza l’impegno assunto, potrà beneficiare dell’esdebitazione, ossia la liberazione di tutti i debiti anche se attraverso la gestione della crisi sono stati pagati solo in parte. I creditori nulla più avranno da pretendere.

Possono accedere alla procedura

I soggetti che vengono a trovarsi in una situazione di sovraindebitamento possono essere sia il singolo cittadino e le famiglie che i lavoratori autonomi e gli imprenditori. Per questi ultimi occorre che non siano soggetti alle procedure fallimentari.

  • consumatore
  • imprenditore agricolo;
  • c.d. start up innovativa.
  • imprenditore sotto soglia art 1 LF (negli ultimi 3 esercizi prima del deposito della istanza di fallimento: un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad € 300.000,00 (trecentomila), ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila, ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila);
  • imprenditore sopra soglia art 1 LF ma con debiti inferiori ad € 30.000,00 (trentamila);
  • imprenditore cessato;
  • socio illimitatamente responsabile;
  • professionisti, artisti e altri lavoratori autonomi;
  • società professionali ex L. 183/2011;
  • associazioni professionali o studi professionali associati;
  • società semplici costituite per l’esercizio delle attività professionali;
  • enti privati non commerciali.

Non possono accedere alle procedure:

  • l’imprenditore soggetto ad altre procedure concorsuali;
  • chi, nei 5 anni precedenti, ha già fatto ricorso ad una procedura per sovraindebitamento;
  • chi ha subito provvedimenti di revoca, risoluzione o annullamento dell’accordo di ristrutturazione o del piano del consumatore;
  • chi presenta una documentazione incompleta o insufficiente a ricostruire la situazione economica.